Dopo Wind Tre e Vodafone, il ciclo di audizioni alla Camera sull’impiego delle tecnologie e delle reti per contrastare l’epidemia di Coronavirus si è chiuso con TIM, rappresentato dall’AD Luigi Gubitosi.
Gubitosi ha fornito alcuni dati sull’impatto dell’emergenza attuale. In primo luogo, sul fisso è stato evidenziato un incrementato della capacità dei collegamenti del 37% per oltre 4 Terabyte al secondo. TIM ha inoltre già messo in conto un ulteriore potenziamento della sua rete, mentre i collegamenti verso l’estero sono stati garantiti da Sparkle.
Secondo quanto riportato dall’AD di TIM, il picco del traffico dati è stato toccato il 15 Marzo 2020, e recentemente è iniziato a regredire tornando a una situazione di “nuova normalità” che si è stabilizzata, senza particolari problemi, con picchi nella fascia oraria tra le 9 del mattino e le 16.
Nel dettaglio, l’uso del VoIP è incrementato di quasi 8 volte, mentre lo streaming è incrementato e arriva ad occupare oltre metà della banda: in tal senso, l’attività caratterizzata dai maggiori consumi è Netflix, ma stanno crescendo anche altri contenuti video di altre piattaforme.
Di pari passo, è cresciuto anche il traffico dati per gaming, messaging e software update. Infine, ha subito un generale incremento anche il browsing generico, che è aumentato e arriva ad occupare circa il 25% dello spazio totale.
Anche nel mobile la tendenza è simile, con picco nello stesso periodo e nelle stesse fasce orarie.
Nel suo intervento, Gubitosi ha inoltre ricordato che grazie a Inwit sono stati gestiti degli importanti cambiamenti nella rete per supportare l’aumento del traffico, con altri sei nodi di core network che renderanno a breve ancora più performante la rete.
Nel mese di Marzo 2020, TIM ha rilevato dei forti incrementi nell’utilizzo di device, sia sul fisso che sul mobile, per compiere attività di smart working e smart school, con un incremento del traffico per diverse piattaforme di e-learning o servizi di webcall e videoconferenze precedentemente poco utilizzata.
In tal senso, secondo Luigi Gubitosi, nonostante la gravità dell’emergenza, la rapida (in quanto necessaria) implementazione di sistemi di smart working costituisce già uno dei benefici di questa situazione, in quanto le aziende sono state costrette a compiere dei passi avanti sulla digitalizzazione ad attivare paradigmi che altrimenti sarebbero stati implementati con maggiore lentezza.
TIM stessa si ritrova al momento con il 70% dei lavoratori in smart working, mentre una parte significativa è rappresentata da tecnici che sono tenuti in questo momento a continuare a lavorare per aumentare la connettività e installare la connessione dove necessario. In questo momento, comunque, sono oltre 40.000 i dipendenti che stanno lavorando in smart working.
In tal senso, Gubitosi, come fatto già da Aldo Bisio, evidenzia che per il momento il sistema di lavoro da remoto sta funzionando a pieno ritmo e l’intenzione è quella di procedere in questa direzione anche quando la crisi sarà superata, decidendo di concentrare maggiormente l’attenzione su modalità di lavoro agile e flessibile.
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Nella seconda parte del suo intervento, Gubitosi ha evidenziato tre aree d’impatto principali di questa crisi per il business di TIM. In primo luogo, l’azienda si attende già da adesso una caduta dei ricavi (sebbene attualmente difficile da quantificare) a causa del crollo delle vendite di dispositivi e delle minori attivazioni nel complesso, che si aggiungono ai ritardi negli investimenti da parte dei clienti business.
Secondariamente, si attende, e si è già in parte verificata, una caduta del traffico proveniente dal roaming internazionale, a causa di una flessione dei flussi esteri; come ricorda Gubitosi, infatti, l’Italia in tal senso è un ricevitore di roaming, in quanto i flussi esteri sono superiori rispetto a quelli originati complessivamente dai cittadini italiani fuori dai confini nazionali.
Infine, si attendono anche dei ritardi nei pagamenti da parte delle Piccole e Medie Imprese.
Di contro, è stato evidenziato che in questo periodo si sono ridotte le portabilità così come sul fisso sono incrementate le attività di upgrade verso connessioni con tecnologie superiori e le nuove attivazioni su rete in fibra FTTC o FTTH.
Per TIM, la crisi attuale sta dunque già lasciando anche una nuova concezione di guardare al digitale, come un pilastro importante per la vita del Paese, un fattore abilitante per tutti i cittadini, per i privati e per le aziende.
La crisi avrebbe dunque evidenziato alcune potenzialità, favorendo diverse abitudini digitali virtuose, tra smart working ed e-learning. Il rischio, però, è che a usufruirne, oggi e in futuro, sia solo una parte della popolazione.
Gubitosi ha infatti dedicato gran parte del suo intervento parlando delle aree bianche e della situazione in cui numerosi cittadini sono costretti a operare in questi giorni di lockdown. Nel ricordare che TIM continuerà sempre a supportare la riduzione del digital divide, Gubitosi ha ribadito anche in questa occasione la necessità di un’accelerazione verso la rete unica, da realizzare il prima possibile per evitare la duplicazione di investimenti.
Paragonando il monopolio naturale della rete ai binari di una ferrovia, Gubitosi ha infatti evidenziato come gli sforzi di Open Fiber sulla sua rete finirebbero comunque per dar vita a un’infrastruttura sottodimensionata, con uno spreco di capitale soprattutto nelle aree nere, ovvero quelle già coperte.
In questo senso, l’AD di TIM ha evidenziato come il saggio impiego di fondi pubblici (riferendosi alle casse di Open Fiber) in tempo di crisi sia “un imperativo ancor più morale che economico”, concludendo il suo intervento ricordando che le aree bianche non sono solo i bucolici paesi di montagna, ma anche intere periferie densamente popolate in cui i cittadini, come la rete, viaggiano a due diverse velocità.
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